30/05/2005
Lotte di potere tra valori matriarcali e valori patriarcali
Come abbiamo visto nel paragrafo dedicato al mito di Edipo, Erich Neumann assegna al corpo umano, identificato alla terra, alla natura, all'inconscio, una connotazione femminile. La coscienza e l'Io, in quanto concetti opposti, assumono per lui, quindi, un connotato maschile. Questa distinzione permette a Neumann di definire la differenza tra patriarcale e matriarcale in termini psicologici. Egli asserisce: "Qui patriarcato va inteso nel senso di Bachofen, come predominio del mondo maschile dello spirito, del sole e della coscienza, mentre nel matriarcato dominano l'inconscio ed un modo di pensare, o meglio di sentire, pre-conscio, pre-logico e pre-individuale".
Nel suo libro The Origin of Consciousness in the Beack-down of the Bicameral Mind, Julian Jaynes affronta lo stesso argomento.
A tale proposito, egli ha alcune idee molto interessanti sulle basi neurologiche dello sviluppo dell'Io, che sono state parzialmente avvalorate da altri studiosi di neurologia. Jaynes suppone, infatti, che gli dèi siano funzioni mentali associate al lato destro del cervello e che parlino all'uomo sottoforma di allucinazioni uditive. Nel suo saggio il termine bicamerale è utilizzato per indicare l'esistenza di due centri nel cervello, l'emisfero destro e quello sinistro, che, pur essendo normalmente connessi ed integrati, possono funzionare in modo indipendente. Jaynes crede che all'inizio della civiltà l'uomo fosse governato da questi due centri in modo sinergico tra loro: l'emisfero destro (lato del dio) dava la direttiva dell'azione, che l'emisfero sinistro (lato dell'uomo) eseguiva.
La ricerca neurologica moderna ha dimostrato che i due emisferi hanno effettivamente funzioni diverse. Da qualche tempo si sa che l'emisfero sinistro, per le persone che si servono della mano destra, contiene i centri dell'espressione vocale del linguaggio. Le persone che hanno una lesione grave nell'area del linguaggio perdono la capacità di articolare e di enunciare la parola o di fare affermazioni sensate. La persona in questione interessata da questa lesione, pertanto, relativamente agli aspetti dell'emisfero destro subisce una menomazione grave della sua capacità di trattare con le relazioni spaziali.
La differenza tra i due emisferi, infatti, è descritta da Jaynes nel modo seguente: "L'emisfero destro è più coinvolto nei compiti di sintesi e di costruzione dello spazio, mentre l'emisfero sinistro è più analitico e più verbale. L'emisfero destro considera che le parti hanno un significato solo se collocate in un contesto, nell'insieme. Mentre l'emisfero sinistro considera le parti in se stesse".
Non c'è motivo di credere, tuttavia, che l'emisfero sinistro sia stato e sia tuttora sempre dominante. E' vero che le persone civili per le quali l'analisi, il linguaggio e la manipolazione degli oggetti [e dei soggetti, trattati come oggetti] (funzioni dell'emisfero sinistro) sono gli aspetti dominanti del comportamento, ma è anche vero che il grado di dominanza è variabile. Alcune persone sono più intuitive e più creative (funzioni dell'emisfero destro) di altre. Per esempio, gli artisti hanno meno a che fare con le parole e con l'analisi che con modelli sensibili e con la loro capacità di espressione non verbale. Questo, tra parentesi, potrebbe essere il motivo per il quale alcune psicoterapie o training di counseling non perseguono in tempi relativamente brevi gli obiettivi concordati, allorché il cliente mette in gioco soltanto le funzioni dell'emisfero sinistro e non è invogliato adeguatamente dal terapeuta o dal counselor, ovvero si rifiuta di esercitarsi nell'esprimersi con il lato destro del cervello.
Certamente il modo di estrinsecare se stesso dell'uomo primitivo non era basato sul solo pensiero (che come abbiamo visto costituisce prerogativa dell'Io moderno), bensì fosse molto più vicino al temperamento "artistico". Credo che l'uomo primitivo facesse le cose non solo per il loro uso, ma anche per esprimere la propria personalità e le proprie convinzioni (perlopiù religiose). In questo senso possiamo affermare che ogni suo prodotto fosse un'opera d'arte, perché veniva dall'interezza dell'essere, cioè dall'integrazione tra le funzioni degli emisferi cerebrali. Questo, tra l'altro, il motivo per il quale la corrente umanistica della dottrina psicanalitica ha assunto negli ultimi decenni maggior peso rispetto alle altre, in quanto punta alla ricostituzione dell'integrazione delle parti successivamente separate nel funzionamento della mente umana.
Il modo di essere dell'uomo primitivo era (e lo è ancora presso limitatissime tribù aborigene in via d'estinzione) assai diverso rispetto al nostro: uomini moderni foggiati al dogma della conoscenza scientifica (ovvero al dominio ormai incontrastato delle funzioni dell'Io, rispetto a tutte le altre dell'organismo umano).
A quei tempi la persona stessa non era un individuo separato, poiché nella mente primitiva il concetto di individualità non esisteva, come fu dimostrato da Erich Neumann. L'esistenza e l'essere dipendevano dall'appartenenza, che fu definita da Lévy Bruhl come "partecipation mystique" ai processi di vita della natura, di cui gli esseri umani facevano parte a pieno titolo. In questo sistema, infatti, il cacciatore e la sua preda erano uniti: entrambi erano parte dell'ordine naturale, nell'ambito del quale la preda aveva la venerata e stimata funzione di nutrire il cacciatore e tutti i componenti del clan.
In questo senso il successo nella caccia non era considerato frutto dell'abilità individuale, bensì il risultato dell'incontro tra il destino della preda e quello del cacciatore, entrambi ispirati e guidati da una divinità superiore. Ecco perché la caccia era sempre preceduta da una cerimonia religiosa. Quando gli dèi dominavano la vita degli uomini, l'emisfero destro era dominante in ciascun essere umano, ma questo non significava il sacrificio delle funzioni dell'emisfero sinistro, le quali erano in armonia con quelle dell'emisfero destro: questo il profondo significato della mente bicamerale.
Come abbiamo visto, le funzioni dell'emisfero sinistro rappresentano la capacità sempre più affinata di manipolare le cose, che è funzione precipua della mano destra. Alcuni studiosi hanno dimostrato che un individuo privo della mano destra non ha le stesse facoltà mentali rispetto a colui che ne è provvisto, in quanto organo tattile in maggiore e migliore collegamento con le masse neuroniche del cervello sinistro. Qui si esercita la facoltà dell'Io di apprendere, di sviluppare il linguaggio verbale e, grazie ad esso, di manipolare il sapere a proprio uso e consumo.
Jaynes è convinto che gli sconvolgimenti sociali (invasione dei popoli indoeuropei portatori della cultura patriarcale) e fisici (riorganizzazione delle funzioni cerebrali), che avvennero soprattutto nell'antica Grecia alla fine del 2° millennio a.C. furono responsabili del deterioramento della mente bicamerale.
La causa primaria di questo sconvolgimento, come abbiamo visto nel paragrafo dedicato al mito di Edipo, fu lo sviluppo delle funzioni dell'emisfero cerebrale sinistro ai danni di quello destro, quale prodotto dell'affermarsi della cultura patriarcale.
In questo tipo di cultura accade che l'Io si separa dal resto del Sé, cosa che permette all'uomo di avere una visione obiettiva della natura dentro e fuori se stesso: egli comincia ad essere un osservatore degli altri e di sé come individui separati, pur facenti parte di una collettività, la quale ha necessità di strutturarsi in base a regole di potere gerarchico, che impediscano la disgregazione della collettività stessa. L'Io ha necessità di dominare e di controllare e conquista il suo potere grazie all'uso della ragione e della volontà, acquisite grazie alla conoscenza dell'altro da sé.
Il mito di Edipo, come abbiamo già visto, esprime esattamente questo momento della storia dell'antica civiltà greca (culla di quella occidentale). Ancora oggi, infatti, il problema dei problemi di uomini e donne appartenenti a questa civiltà, che non abbiamo risolto, è il conflitto tra funzioni dell'emisfero destro e funzioni dell'emisfero sinistro: conflitto generato dall'affermazione della cultura patriarcale. Ancora oggi, come già Edipo, infatti, siamo in grado di fornire alcune risposte alla Sfinge (simbolo del mistero o dei misteri che ci attorniano). Siamo, tuttavia, costretti a capitolare quando il nostro inconscio (quella parte di noi in cui sono stati seppelliti i nostri vissuti sgraditi - i nostri misteri - ed in cui sono continuamente rimosse le emozioni ed i sentimenti del presente, per paura delle sofferenze e dell'ignoto che le circonda) esplode in tutto il nostro essere. Esso travolge le barriere dell'Io e ci fa capire quanto cechi siamo stati nel voler negare l'esistenza di altri aspetti di noi, non meno importanti rispetto a quelli suggeriti dalle conoscenze e dalle manipolazioni dell'Io.
Come già fece Edipo, quando la pestilenza si abbatté su Tebe ed egli consultò Tiresia, un veggente cieco, oggi noi consultiamo un terapeuta o un counselor, allorché si abbatte su di noi il flagello della malattia mentale ovvero il semplice disagio psicologico, cui non sappiamo e non possiamo dare da soli risposte adeguate.
Come sostiene Jaynes, che Tiresia fosse cieco sta a voler significare che l'occhio cosciente può essere ingannato dall'apparenza delle cose e degli altri uomini, i quali spesso tradiscono la loro stessa natura, ingannandoci. Più complicata è la facciata delle persone, più grande è il vuoto interiore: ecco perché il moderno veggente non ha bisogno di usare l'occhio cosciente per capire la natura di colui che chiede il suo aiuto. Il terapeuta ovvero il counselor ideale dovrebbe essere come Tiresia: capace cioè di leggere ad occhi chiusi il carattere del paziente /cliente (ma con quelli dell'anima ben aperti) e di predire il suo fato e, quindi, indovinare il suo destino.
Edipo, in fondo, strappandosi gli occhi allorché seppe di aver ucciso il suo vero padre e di aver giaciuto con la sua vera madre, volle rimarcare quanto ingannevoli siano le apparenze e quanto importante sia invece la conoscenza delle cose profonde (cioè interiori): quelle che appartengono al cosiddetto mistero della vita e della morte, di cui Madre Terra (o Grande Madre) rimane tutt'oggi la gelosa custode.
L'uomo occidentale, che crede nella potenza del proprio Io, innalzato a vero Dio onnipotente, già Signore della Terra e tra non molto anche del Cielo (la conquista dello Spazio), è rappresentato sempre più dallo stereotipo del grande imprenditore capitalista, che con la forza delle sue ingenti fortune sconvolge gli equilibri dell'ecosistema terrestre, ma aggrava la qualità della vita di sempre più sterminate masse di diseredati, ai quali è in grado di portare soltanto guerre, malattie e morti, facendo credere che tutto questo sia "progresso e democrazia".

Che dire a questo punto delle donne che vogliono imitare il potere maschile, divenendo complici della distruzione dei principi creativi, che regolano la vita sul pianeta Terra ? Quando scoppiò la rivolta femminista negli anni settanta, valori come l'amore, la sessualità, l'accoglienza, la pace, il rispetto dell'altro e della diversità furono valori fortemente innovativi. Oggi li ritroviamo tra i valori sostenuti dai movimenti che si riconoscono nel fenomeno cosiddetto "no global" oppure "new global" (secondo i significati che si danno ai due prefissi). Sono quindi valori che non contrappongono più uomini e donne, bensì esseri umani "creativi" ed "umanizzatori" dei fenomeni di globalizzazione dei rapporti sociali da una parte ad esseri umani "disumanizzati" (robotizzati) e "distruttivi" delle leggi naturali della biosfera dall'altra. Quale futuro, quindi ci attende ?
Uno spunto per ipotizzare una possibile tendenza, frutto di laboriose prese di coscienza da parte di tutti gli esseri viventi, lo offre Daniel J. Siegel nel suo saggio di neurobiologia intitolato "La mente relazionale".
Questo insigne scienziato (come si usa dire nell'ambiente) ha dimostrato che il rapporto interpersonale tra il neonato e l'adulto che l'accudisce costituisce elemento non soltanto formativo (nel senso di educativo), ma anche fondativo (cioè creativo) della mente del piccolo. Come dire che la mente dei futuri esseri viventi sarà come noi decidiamo e decideremo di essere. Se decidiamo di essere creativi, i nostri figli saranno creativi. Se decidiamo di assecondare le tendenze distruttive delle specie viventi e l'uomo tra esse, i nostri figli saranno distruttivi.
Questo perché le relazioni che si stabiliscono tra adulti e neonati determinano tipologia e caratteristiche delle sinapsi, che, come si sa, costituiscono i collegamenti neuronali alla base di qualsiasi ricordo, idea, pensiero, azione, sensazione, emozione e via dicendo dell'essere umano al suo stadio evolutivo (tra 0 e 3 anni di età): tutte cose che, incidendo sui meccanismi organismici, determinano a loro volta la qualità dell'assetto biologico e, quindi, fisiologico e psicologico dell'essere umano.
Ogni peggioramento è sempre possibile negli anni che seguono, allorché cambiano le condizioni ambientali in cui è cresciuto il neonato (tipo assenza del caregiver di suo maggior riferimento). Tuttavia la mente umana acquista il suo assetto determinante nel corso dei primi tre anni di vita del bambino e, quindi, il mutamento delle condizioni ambientali successivo a questi anni può evitare il magnifico sviluppo cui una mente ben formata prelude, ma non può eliminare la cosiddetta "forma mentis", che il bambino ha appreso dall'adulto che maggiormente ha inciso nella costituzione delle sue sinapsi cerebrali. Questo perché alla sua nascita, il bambino ha milioni di potenzialità di sviluppo cerebrale. Le possibilità di utilizzarle tutte o gran parte dipende dal tipo di adulto con cui si rapporta maggiormente in termini di acquisizioni sulla realtà circostante.
Se questo adulto o adulti (nel caso di due genitori ovvero caregiver entrambi molto stimolanti), il bambino riuscirà ad utilizzare centinaia di migliaia di potenzialità e la sua mente sarà presto ricca di sinapsi, da stupire persino gli adulti circa i ragionamenti ed i comportamenti di tipo adulto che egli saprà sostenere.
Quanto asserito da questo insigne scienziato ho avuto modo di sperimentarlo personalmente con la bambina di una donna con cui sono in rapporti da anni e, quindi, ritengo possa essere un'esperienza ripetibile, che va sostenuta e che deve essere a tutti i costi divulgata, perché come sarà il mondo domani dipende da come decidiamo di essere noi oggi. Come vivranno i nostri figli dipende da quello che abbiamo già deciso su di noi oggi. Non, come purtroppo comunemente si crede, da quello che presumiamo di decidere per loro, ieri oggi e domani !
10:58
Scritto da: idrogenetico
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Commenti
molto interessante,i piacerebbe ricevere aggiornamenti ed altri articoli
Scritto da: enrico salemme | 10/11/2010
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