20/07/2005
I canali ultrasensoriali
Carl Gustav Jung nel suo "L'uomo e i suoi simboli" asserisce che la nostra psiche è parte integrante della natura e per questo i suoi enigmi sono ancora molti. 
A voler citare un autore ben lontano dalle teorie sulla psicologia analitica di C. G. Jung, del calibro di Alexander Lowen, massimo esponente della scuola di W. Reich, anch'egli asserisce che per psiche si debba intendere quella parte integrante del nostro organismo che sfugge al controllo dell'Io, ma obbedisce alle misteriose leggi della natura. Entrambi (ma non sono i soli) concordano sul fatto che l'incontro tra l'Io (quella parte della mente resasi autonoma ed in grado di ragionare sull'altro da sé e sullo stesso organismo di propria appartenenza) con la psiche permetterebbe il manifestarsi del Sé dell'essere umano, ovvero l'individuo ri-trova la propria interezza e ciò gli consente di realizzarsi: di realizzare la sua vera essenza di essere vivente allo stesso tempo senziente e pensante.
Fino a questo momento l'essere umano, foggiato alla cultura giudaico-cristiana delle società capitalistiche occidentali, vive inevitabilmente la nevrosi dello sdoppiamento della personalità che, in alcuni casi gravi, si manifesta in forma di sindrome schizzoide, di cui abbondano sempre più le cronache dell'ordinaria follia quotidiana.
Nei secoli più recenti l'individuo appartenente alla cultura occidentale ha esercitato, infatti, soltanto la seconda delle due facoltà, nell'illusione che essa esaudisse tutte le modalità e le necessità di conoscenza e di comprensione del mondo e dell'intero Universo.
Come asserisce lo stesso C.G. Jung, "ci sono ragioni storiche che giustificano questa resistenza all'idea di una parte sconosciuta (all'Io) della psiche umana". In questo caso Jung la intende come complesso percettivo ed autopercettivo dell'essere umano, meglio definito come coscienza. Questa costituirebbe "una recente acquisizione, tuttora in fase sperimentale, sottoposta alla minaccia di rischi specifici e facilmente danneggiabile".
"Come hanno osservato gli antropologi" - continua Jung - "una delle più comuni forme di alienazione mentale, che si manifesta tra i popoli primitivi, è quella che essi chiamano la perdita dell'anima." Ciò significherebbe, sempre secondo Jung, una notevole spaccatura (o più tecnicamente una dissociazione) della coscienza. (E' evidente in questo saggio l'inclusione nel concetto di coscienza di quello dell'anima).
"Fra questi popoli" - egli scrive - "in cui la coscienza a un livello di sviluppo diverso dal nostro, l'anima (o psiche) non è concepita come unità. Molti primitivi, infatti, sostengono che l'uomo possiede un' anima della foresta oltre alla propria e che quest'anima è incarnata in un animale selvaggio o in un albero, con i quali l'essere umano ha una sorte d'identità psichica. Questo è un fenomeno realmente accertato che il celebre etnologo francese Lucien Lèvy-Bruhl ha definito partecipazione mistica. E' risaputo, infatti, che dal punto di vista strettamente psicologico, l'individuo può possedere un'identità inconscia di questo stesso tipo con un'altra persona, animale e persino oggetto."
Questo rispecchiamento dell'anima di cui parla Jung è un fenomeno assai probabilmente all'origine di quelli di proiezione dell'anima, che vanno sotto il nome di visioni: dallo sciamanesimo considerati spiriti, dalle mitologie della pre-storia (prima della scrittura) divinità e dalle religioni storiche entità sacre (cioè incarnazioni divine, angeli, santi, e quant'altro è considerato emanazione e manifestazione della potenza e del volere ultraterreno di un Dio).
Tutto ciò non ha creato all'essere umano per millenni disturbo alcuno, fino a che non si sviluppò all'interno della mente un'entità autonoma: in grado di pensare, di credere e di non credere, di volere e di non volere. Quest'entità è stata definita da tutti gli studiosi "Io" o "Ego" (che è il corrispondente in latino di Io).
Il mito di Edipo, come abbiamo esaminato in un precedente post, rappresenta la nascita dell'Io nella cultura occidentale, successivamente estesa a tutte le altre culture.
Nel suo recente libro, The Origin of Consciousness in the Break-down of the Bicameral Mind, Julian Jaynes affronta proprio quest'argomento e situa questo importantissimo cambiamento dell'essere umano nell'ultima parte del secondo millennio a.C. Egli non parla di coscienza in generale o in senso lato, bensì di coscienza dell'Io (in formazione).
Jaynes fa notare, infatti, che nell'Iliade non ci sono riferimenti ad un Ego o ad un Io capace di riflettere e di prendere decisioni deliberate e coscienti. Le azioni dei personaggi principali dell'Iliade sono guidate dagli dei e non sono espressioni di volontà individuali. Questo fa dire a Jaynes che l'eroe dell'Iliade non ha un Io di alcun tipo. Egli espone, poi, alcune idee interessanti sulle basi neurologiche dello sviluppo dell'Io, supponendo che gli dei siano state funzioni mentali associate al lato destro del cervello e che abbiano parlato sotto forma di allucinazioni uditive, con ripercussioni anche visive.
Il termine bicamerale, infatti, è utilizzato per indicare l'esistenza di due centri nel cervello, l'emisfero destro e l'emisfero sinistro che, pur essendo normalmente connessi ed integrati, possono funzionare in modo indipendente, al punto da far credere all'esistenza di due o più personalità (due o più entità) che abitino lo stesso corpo.
A questo proposito asserisce Jung che "la psiche dell'uomo è tutt'altro che un'unità perfettamente sintetica; al contrario essa rischia di frantumarsi anche troppo facilmente sotto l'urto di potenti e violente emozioni. Possiamo anche soltanto esser posseduti e alterati da stati d'animo malgovernati e diventare irragionevoli o incapaci di ricordare fatti importanti per la nostra vita !".
Jaynes crede che all'inizio della civiltà occidentale l'uomo fosse governato da questi due centri: l'emisfero destro (lato del dio) dava la direttiva dell'azione e l'emisfero sinistro (lato dell'uomo) eseguiva.
La ricerca neurologica moderna ha dimostrato che i due emisferi hanno effettivamente funzioni diverse. Da qualche tempo si sa che l'emisfero sinistro, per le persone che si servono della mano destra, contiene i centri dell'espressione vocale del linguaggio. Le persone che hanno una lesione grave dell'area del linguaggio parlato perdono la capacità di articolare e di enunciare la parola o di fare affermazioni sensate. Le nuove scoperte riguardano soprattutto la funzione dell'emisfero destro. Una lesione in questo emisfero menoma gravemente la capacità della persona di trattare le relazioni spazio-temporali, con disturbo dei modelli di riferimento acquisiti nella prima infanzia.
La differenza delle funzioni dei due emisferi è descritta dallo stesso Jaynes nel modo seguente: "L'emisfero destro è più coinvolto nei compiti di sintesi e di costruzione dello spazio/tempo, mentre l'emisfero sinistro è più analitico e più verbale. L'emisfero destro, come già per l'uomo primitivo rispetto agli spiriti e/o alle divinità, considera che le parti abbiano un significato solo se collocate in un contesto, in un insieme. L'emisfero sinistro, divenuto con il tempo quello dominante presso la società occidentale (in quanto sviluppatosi con l'affermazione della civiltà patriarcale), considera le parti in se stesse, non attribuendo loro significati escatologici (cioè in collegamento con verità nascoste o ultraterrene, come tali extrasensoriali).
Darwin nell'"Origine dell'Uomo" cita l'insigne antropologo Wallace allorché vuole avvalorare le sue teorie di selezione naturale della specie umana, in rapporto alle condizioni ambientali, ma anche in rapporto al maggiore o minore sviluppo delle facoltà mentali.
"Sulla grande importanza delle facoltà intellettive" - egli scrive - "non possono sussistere dubbi, poiché l'uomo deve principalmente ad esse la sua posizione predominante presso tutte le altre specie viventi. Possiamo vedere che nei più rozzi stadi della società gli individui più sagaci, quelli che inventavano e usavano le migliori armi ovvero stratagemmi, e che erano maggiormente capaci di difendersi, potevano allevare un maggior numero di figli. Le tribù che comprendevano un maggior numero di uomini così dotati, potevano aumentare di numero e sottomettere ovvero annientare altre tribù rivali. Quando una tribù s'incrementava e/o riusciva vittoriosa, spesso si avvaleva delle nuove risorse acquisite dalle tribù assorbite. Questo accadeva soprattutto perché la statura e la prestanza fisica di certi uomini appartenenti ad una determinata tribù garantiva il successo e l'accrescimento di quest'ultima.
Per rimanere ancora in epoca preistorica (ovvero in pieno dominio del matriarcato), in Europa, scrive Darwin citando Wallace, l'uomo dell'età del bronzo venne soppiantato da popoli (indoeuropei) portatori della cultura dell'età del ferro (affermazione del dominio patriarcale). "Quest'ultimi, a giudicare dalle impugnature delle spade e delle lance, erano dotati di mani più grandi, che garantivano loro una superiorità tecnica, direttamente collegata con lo sviluppo di cognizioni e, quindi, di parti cerebrali nuove." (C. Darwin L'origine dell'uomo U.T.N.)
Darwin non poteva sospettare che si trattava dello sviluppo dell'emisfero cerebrale sinistro, che è intimamente collegato alla mano destra, a discapito di tutto ciò che aveva rappresentato fino a quel momento preistorico l'emisfero cerebrale destro (tra le altre cose, la spiritualità e la relativa collocazione spazio-temporale delle entità percepite come ultraterrene).
Ai giorni nostri l'emisfero destro nelle società occidentali si manifesta in modo particolare nelle espressioni della creatività (soprattutto in campo artistico), ma non è raro imbattersi in manifestazioni che oggi sono definite parapsicologiche: ovvero in fenomeni cui l'emisfero sinistro (specie se dominato dalle ragioni dell'Io) non riesce a fornire spiegazioni coerenti con le proprie modalità di funzionamento.
Negli individui in cui l'espressione dell'Io è particolarmente relegata nell'esercizio delle funzioni dell'emisfero sinistro, infatti, accade che l'emisfero destro si manifesti in forme arcaiche, non dialoganti con gli sviluppi successivi della mente umana.
Le persone affette da questo tipo di disturbi coltivano (spesso in modo stupidamente speculativo) le capacità extra-sensoriali della mente umana, nell'illusione di essere "speciali" e nell'ignoranza di essere semplicemente fermi in dimensioni spazio-temporali appartenenti ad altre epoche dello sviluppo della specie umana: quelle in cui le capacità razionalizzanti ed equilibratrici dell'Io non erano ancora sviluppate.
Come si diceva all'inizio, infatti, soltanto l'incontro tra l'Io (ciò che abbiamo definito la parte della mente resasi autonoma ed in grado di ragionare sull'altro da sé e sullo stesso organismo di propria appartenenza) con la psiche permette il manifestarsi del Sé dell'essere umano, ovvero l'individuo ri-trova la propria interezza e ciò gli consente di realizzarsi: di realizzare la sua vera essenza di essere vivente allo stesso tempo senziente e pensante.
Tuttavia, come coloro che fanno troppo affidamento sulle loro facoltà mentali tipiche dell'emisfero destro (vedi grandi artisti come Van Gogh), anche coloro che fanno solo affidamento sulle capacità raziocinanti dell'emisfero sinistro sono soggetti alla sindrome schizzoide, che può portare alla follia e dal suicidio.
La maggiore e migliore funzione dell'Io non è quella di dominare e sottomettere tutto il resto del corpo e delle relative espressioni creative ed immaginative. Allo stesso tempo, appare piuttosto chiaro come, lungi dal rappresentare una forma superiore di capacità mentale, le facoltà medianiche, divinatorie e più in generale di dimestichezza con i canali ultrasensoriali, oggi come oggi costituiscono un indizio di disfunzione del corretto collegamento tra emisfero destro ed emisfero sinistro del nostro cervello: disfunzione con conseguenze in termini psicologici incalcolabili, nonché fonte di possibile autodistruzione, qualora non si intervenga in modo appropriato per ristabilire la comunicazione ed il senso della realtà, che soltanto l'interazione tra tutte le componenti cerebrali può garantire.
Non è un caso che alcuni studi abbiano dimostrato come gli allucinogeni, l'alcool e le droghe più in generale agiscano in senso disinibente proprio sulle fondamentali funzioni proprie dell'emisfero cerebrale sinistro.
Allorché il flusso energetico che scorre secondo un flusso naturale nel nostro organismo, come in quello di tutti gli organismi viventi, subisce gli effetti divaricanti del fenomeno che abbiamo definito perdita dell'anima, gli emisferi cerebrali entrano in conflitto tra loro su quali siano gli impulsi (output) da inviare al resto del corpo in rapporto agli input ricevuti dall'esterno. Questo genera scombussolamento degli organi e di tutto il funzionamento corporeo, in quanto si verificano polarizzazioni elettrodinamiche e veri e propri cortocircuiti elettrostatici, in grado di paralizzare il regolare funzionamento dell'intero organismo umano. Questi fenomeni sono genericamente definite "somatizzazioni", tuttavia il termine si limita a collegare il fenomeno fisico ad un fenomeno psichico cosiddetto squilibrante, ma nulla dice circa le dinamiche che sono alla base del fenomeno squilibrante.
E' lo stesso C. G. Jung che ci viene incontro sotto questo aspetto, allorché cerca di fornire una spiegazione in termini di conseguenze squilibranti che determinati eventi appartenenti al passato di uno (o più individui collegati tra loro da comuni appartenenze) riescono a generare, senza che il controllo cosciente dell'Io apparentemente possa fare nulla per impedirlo.
Questi eventi per la loro capacità di diventare tappe miliari dell'evoluzione della psiche individuale e/o collettiva assumono una vera e propria capacità "simbolica" e costituiscono il complesso dei "simboli" che il cervello destro elabora in quanto organizzatore creativo della rappresentazione della realtà (basti pensare che per l'uomo primitivo e per le grandi civiltà della storia del genere umano, fondate su fenomeni religiosi di massa, tutto il complesso delle attività umane assumeva un significato simbolico e rituale, spesso ben raffigurato in immagini sacre).
"Quando lo psicoterapeuta si accinge ad interpretare i simboli" - scrive Jung - "egli deve operare una distinzione preliminare fra quelli naturali e quelli culturali. I primi originano dai contenuti inconsci della psiche e rappresentano perciò un numero enorme di variazioni sulle immagini archetipiche fondamentali, in rapporto alla ripetizione delle esperienze del genere umano (il giorno che segue alla notte, il frutto che nasce dal fiore, la pianta dal seme, etc). In molti casi essi possono essere ricostruiti fino alle loro radici arcaiche, cioè fino alle idee ed alle immagini reperibili nelle più antiche testimonianze nell'ambito delle società primitive delle rappresentazioni simboliche dei fenomeni naturali.
Ciò è reso possibile dal fatto che il nostro organismo, ed in esso il DNA in particolare, conserva inalterata la memoria di tutto ciò che ha percorso e sperimentato l'essere in quanto specie ed in quanto discendenza. Il motivo per il quale la parapsicologia insiste sulle capacità medianiche e divinatorie della mente umana sta tutto nel fatto che la dimensione finita (spazialmente delimitata) e temporalmente presente dell'individuo, se da una parte costituisce la condizione imprescindibile per l'equilibrio psicologico, dall'altra costituisce una specie di patto tra dimensione illimitata ed a-temporale della materia organica di cui si compone il nostro organismo e di cui l'emisfero destro si fa portavoce nei confronti della dimensione universale: dimensione nella quale passato, presente e futuro (così come l'identificazione della materia e dello spirito del nostro corpo con la materia e lo spirito degli altri corpi) si annullano perfettamente. Ma è proprio in questo annullamento che l'individuo non ha più possibilità di esistere ed è proprio per questo che la parapsicologia incita all'autodistruzione.

I simboli culturali d'altra parte, sono quelli impiegati per esprimere verità che, invece, si presumono eterne e che compaiono tutt'ora in molte religioni. Quest'ultimi hanno subito molte trasformazioni e percorso un lungo processo di sviluppo più o meno consapevole all'uomo, diventando così immagini collettive accettate dalle società civilizzate."
Oggi possiamo dire che l'industria del consenso ha fatto propri questi bisogni di mitizzare e simboleggiare, insiti nel genere umano, a scopi del tutto mercantili e di potere, che la cosiddetta civiltà delle immagini tout-court (ovvero non più sacre), ha reso altrettanto suggestive ed imperiose rispetto a quelle di un tempo.
"Tuttavia" - prosegue Jung - "questi simboli culturali continuano a mantenere un grande fascino, perché mantengono molto del loro originario carattere soprannaturale. Ecco perché siamo consapevoli del fatto che essi possono evocare profonde risposte emotive in certi individui e che questa carica psichica, qualora non mitigata da altre consapevolezze dell'Io, sovente si trasforma in vero e proprio pregiudizio, costituito dal credere che detti simboli siano in verità manifestazioni dell'ultraterreno.
Essi costituiscono un fattore con il quale lo psicoterapeuta deve fare i conti, in quanto ignorarne il valore ed il significato recondito è assolutamente sbagliato."
Soltanto per fare un esempio, l'individuo in preda a "somatizzazioni" collegate a determinate simbologie (spesso evocate da semplici avvenimenti quotidiani) il cui Io non riesce a fornire spiegazioni tranquillizzanti è in preda ad un persistente terrore dell'ignoto, che gli rende la vita estremamente difficoltosa.
"Allorché il training psicoterapeutico riuscirà a collegare i fili recisi tra le sinapsi dell'emisfero destro con le sinapsi dell'emisfero sinistro, il paziente comincerà a riconoscere nelle allucinazioni e nelle somatizzazioni, prodotte dall'intensa simbologia culturale, le manifestazioni di un modo di vivere in rapporto con la realtà circostante simile a quello dell'uomo primitivo oppure del bambino, i cui comportamenti si somigliano non a caso (molti bambini subiscono allucinazioni che condizionano in modo traumatico la loro esistenza)."
Alexander Lowen convalida pienamente queste che furono semplicemente supposizioni di C. G. Jung. Egli, infatti, riporta nei suoi copiosi e ben documentati scritti testimonianze divulgative di numerosi casi di clienti (la psicoterapia contemporanea non considera più la persona psichicamente disagiata come un malato: categoria che si lascia volentieri alle speculazioni della scienza medica) che, associando un training psicoterapeutico ad un percorso di rieducazione dei flussi elettrodinamici del corpo umano ("Bioenergetica"), ristabiliscono i canali di comunicazione interrotti (ovvero mai pienamente stabiliti) tra emisfero destro ed emisfero sinistro. Questo processo terapeutico riporta la persona ad integrum (non a caso si parla di psicoterapia integrata): cioè a quell'unità che lo stesso Jung all'inizio di questo post ha lasciato intendere costituire più una conquista che un dato di partenza, caratterizzante l'essere adulto.


Sotto questo aspetto possiamo asserire che il comportamento mentale dell'essere adulto contemporaneo si distingue dalle altre manifestazioni mentali più indulgenti nei confronti delle manifestazioni primitive, infantili ed adolescenziali della specie umana, proprio dalla capacità di riuscire a riportare tutte le parti ad unità. Non è poi forse vero che tutte le parte di noi (tutti i personaggi che di volta in volta interpretiamo) sono quelle la cui piena identificazione di alcuni in contrapposizione con le identificazioni di altri sono destinate a generare sempre più apertamente conflitti e vere e proprie guerre ?
Come già scritto in altri precedenti post, l'adulto saggio del terzo millennio deve poter saper dire: "Io sono il bene ed il male, il diavolo e l'angelo, il Cristo e l'Anticristo, musulmano e induista, religioso e pagano, nomade e tecnologico, purché in armonia con la natura ed allo stesso tempo con le invenzioni del genio umano non distruttive della biosfera e, soprattutto, non annientatrici di altre culture e di altri popoli della Terra".
Soltanto questa saggezza può permettere ad un essere umano di sentirsi realizzato e di sentire e pensare allo steso tempo in modo integrato tutte le sue parti, realizzando l'interezza del proprio Sé e permettendo che il fiume di energia sottocutanea riprenda a scorrere come il grande fiume (della vita) riflesso nel sorriso indelebile sul volto di Siddharta.
10:23
Scritto da: idrogenetico
in Salute e Benessere | Link permanente | Commenti (3)
|
Segnala
| OKNOtizie |
Facebook
Commenti
ti auguro buona giornata! Ciao Anake
Scritto da: anake_kiing | 02/11/2005
Scusa ma cel'ho fatta appena a leggere l'inizio di questo post.... mi sa che lo devo stampare... senti non ti andrebbe di esprimere,e tu a differenza di me ci riesci bene un opinione sul mio ultimo post...
appena ho letto questo tuo ti faccio sapere...
esistenzazero
Scritto da: esistenzazero | 03/11/2005
Hello.
:) reflects the couple's low-key approach to their royal connections.
Bye.
Scritto da: thubbotourf | 14/10/2008
Scrivi un commento