Paura del piacere ed individualità

Considerate il processo di guarigione dal trauma dell'assideramento. La persona che subisce un inizio di congelamento può essere inconsapevole della sua condizione, finché non entra in ambiente riscaldato. In quel momento comincia ad avvertire il dolore, che diventa sempre più acuto, mano a mano che il sangue affluisce nella parte congelata del corpo. Basti pensare che il congelamento è spesso usato come anestetico, proprio perché elimina la sensibilità. Il dolore dell'assideramento, quindi, è dovuto alla pressione che insorge allorché il sangue e la linfa si sforzano di farsi strada negli spazi ristretti della parte corporea congelata.
Questo esempio è molto calzante per far comprendere come la paura del piacere è, in realtà, paura del dolore che si sviluppa inevitabilmente quando un interesse verso l'esterno, un impulso espansivo, incontra una zona del corpo contratta e limitata nella sua motilità.
W. Reich descrisse la masochistica paura del piacere come paura di esplodere, nel caso in cui l'eccitazione diventi troppo forte. Per comprendere appieno quest'affermazione dobbiamo prendere in considerazione un individuo il cui corpo è teso e completamente irrigidito: in una condizione simile a quella dell'assideramento. Egli è congelato nella sua immobilità e nella sua mancanza di spontaneità. In una situazione di piacere egli sarebbe esposto al calore prodotto dal fluire del sangue verso la periferia del corpo, tramite l'azione del sistema nervoso parasimpatico.
Il corpo dell'individuo irrigidito cerca di espandersi, ma l'espansione diventa dolorosa quando incontra la resistenza di una muscolatura cronicamente spastica. La sensazione che ne può derivare può anche rivelarsi terrorizzante. In tal caso l'individuo teme che il suo corpo esploderà ed andrà in mille pezzi. In questo caso il suo impulso immediato è quello di uscire dalla situazione di espansione per tornare a quella di contrazione.
esplosione

Se questa persona riuscisse a tollerare il dolore e a rimanere nella situazione di espansione, permettendo ai movimenti piacevoli di fluire nel suo corpo, egli sperimenterebbe fisicamente la sensazione di "andare in  pezzi", cominciando a tremare e a scuotersi, perché tutto il corpo entrerebbe in vibrazione. Questo fenomeno corrisponde alla perdita di controllo dell'Io dei movimenti corporei e l'individuo sperimenterebbe la perdita della padronanza di sé (ovvero il cosiddetto lasciarsi andare).
Le persone che non sono rassicurate da un terapeuta ovvero un agevolatore circa il fatto che non stanno impazzendo o peggio morendo e che è tutto normale (perché il corpo si sta riprendendo la propria funzionalità, bloccata dai cattivi pensieri dell'Io) hanno tutto l'interesse a ritirarsi dalla situazione che induce loro un tale fenomeno. Tuttavia, è bene che sappiano che il tremore e lo scuotimento che hanno sperimentato, costituiscono a livello fisico il crollo delle tensioni muscolari,   corrispondenti ad uno o più fattori psicologici, prodotti entrambi da un'azione persistente dell'Io, dei cui presupposti e delle cui motivazioni l'individuo ha perso sia traccia sia memoria.
Infatti, la paura del piacere è sì paura del dolore, ma non soltanto fisico, bensì anche psicologico: per effetto di una perdita, di una persistente disattenzione nei propri confronti da parte di uno o entrambi i genitori, di una forte frustrazione ed umiliazione subita, etc.
piacereDurante la nostra crescita superiamo questi dolori reprimendo la grande tristezza, il terrore o la forte collera. Queste auto-costrizioni psicologiche, per effetto dell'azione persistente della nervatura simpatica, producono fisicamente spasmi muscolari che si cronicizzano. Ciò corrisponde alla necessità di celare le tensioni psico-fisiche, che quelle situazioni hanno generato e contro le quali nulla potevamo. In questo modo, purtroppo, diminuiamo le nostre capacità di espansione corporea e, quindi, di andare verso l'altro, di amare, di provare gioia e soprattutto piacere.
 
Un altro fattore assai determinante nel limitare le capacità dell'individuo di provare piacere è la dimensione di massa cui è costretto a vivere l'essere umano.
Non so quanti siano al corrente degli esperimenti condotti sulle comunità di ratti, per capire le dinamiche del cosiddetto "spazio vitale". Ebbene questi esperimenti hanno permesso di capire che ogni essere vivente (piante incluse), per poter sopravvivere ha necessariamente bisogno di uno spazio in cui esercitare le proprie funzioni biologiche e, quindi, realizzarsi come individuo in rapporto agli altri esseri viventi, anche se appartenenti alla stessa specie.
Gli esperimenti a suo tempo condotti sui ratti hanno dimostrato che, in assenza di uno spazio vitale minimo (ogni essere vivente ha il suo) l'individuo assume comportamenti distruttivi ed autodistruttivi: per se stesso e per l'intera specie cui appartiene.
Non si conosce ancora quale sia lo spazio vitale minimo dell'individuo appartenente alla specie homo sapiens. Tuttavia si è capito che da qualche secolo a questa parte esso è stato certamente superato, perché i comportamenti distruttivi ed autodistruttivi dell'essere umano sono in costante ed inarrestabile aumento.
Cosa fa l'individuo uomo/donna che sia dal XX secolo a questa parte per ritagliarsi il proprio spazio vitale, nel quale poter credere di essere realizzato ? Egli/Ella cerca in tutti i modi di distinguersi rispetto alla massa, perseguendo un obiettivo giudicato essenziale per sopravvivere, del tutto nuovo per la specie umana, che viene definito "successo".
piacereAbitualmente si dice della persona di successo che "ce l'ha fatta". Ciò che "ha fatto" è avere un nome che si distingue dalla massa: ovvero che gli altri considerano e, quindi, ricordano. Infatti, le persone di successo vengono individuate dalla folla, la quale vede nel loro successo un'aura di potere che invidia, perché tutti immaginano che corrisponda al non avere più problemi. Sin dalla fiaba di Biancaneve, tuttavia, tutti dovrebbero aver imparato che un'immagine non ha il potere di arrecare il piacere auspicato: questo perché, come già la matrigna sperimentò, c'è sempre una nuova immagine pronta a surclassare la propria (è il caso di dire: necessità di mercato fa virtù !), ma soprattutto perché la fonte del piacere non risiede nell'immagine, bensì nella capacità del proprio corpo di fornire piacere al proprio ed all'altrui spirito (questo presumo sia il più attendibile significato del bacio rianimatore della bella Biancaneve).
Purtroppo non siamo abituati a pensare al piacere come al vero fondamento dell'individualità. La gente crede che l'individuo sia quella persona che si erge al di sopra della massa. Poi si scopre che l'autore famoso è un conservatore timido ed insicuro. L'attrice di fama, al di fuori del palcoscenico, dà prova di essere riservata ed emotivamente bloccata. Il tanto discusso uomo d'affari da prova di aver poco da dire, etc.
Come potremo far capire alle vittime dell'ideologia del "successo" che la vera individualità (e quindi il non-anonimato) dipende dalla nostra capacità di ridare equilibrio psicofisico al nostro organismo ?piacere
Scrive Alexander Lowen: "Ho conosciuto anche gente che prova eccitazione per la vita. Non sono individui entusiasti che proclamano la loro devozione per la vita e nemmeno seguaci di qualche causa o fanatici di qualche credo, né si sono consacrati a grandi mete. Il fatto significativo è che, quando li incontri, sai immediatamente di essere di fronte a degli individui. Non è ciò che fanno o dicono a darti quest'impressione, ma qualcosa che riguarda le loro persone, qualcosa di fisico. Essi irradiano una forte sensazione di piacere: gli occhi sono luminosi e le loro maniere pronte. Ti guardano con interesse e ti ascoltano con attenzione. Quando parlano esprimono i loro sentimenti e ciò che dicono ha un senso. Si muovono agevolmente, perché i loro corpi sono rilassati. Anzi, osservando i loro corpi ti rendi consapevole di una vitalità interiore che si manifesta con un buon tono muscolare ed una bella pelle. Intuisci che queste persone apprezzano la vita nei suoi aspetti naturali e non artificiali. In loro compagnia si sta bene: ci si sente a proprio agio. E' un piacere stare con loro, proprio com'è deprimente stare con una persona depressa, triste con una persona triste, e così via. Altrettanto importante è il fatto che queste persone percepiscono la loro individualità e conoscono la loro identità. Sono sempre in diretto contatto con i loro sentimenti e, quindi, sanno sempre ciò che vogliono e ciò che non vogliono."piacere
Dato che, invece, all'occhio del grande pubblico è il "successo" il simbolo che distingue l'individuo dalla massa, si può anche dire che sia un prodotto del sistema a creare la massa. Infatti, diventiamo componenti di massa (ovvero anonimi) quando ci identifichiamo con il sistema, accettandone i valori.
Può sembrare una contraddizione, quindi, dire che lottare per il successo rappresenta anche una delle importanti forze che creano la cultura di massa. Ma, come ci insegna Karl Marx nel saggio sul Materialismo Dialettico, il vero rapporto è sempre dialettico. Se una società di massa porta alla lotta per il successo, allora è ugualmente vero che l'immagine del successo diventa una delle forze di coesione della società di massa, in nome della quale tutto è legittimato.
Come spiegare diversamente l'uso politico delle emittenti televisive in possesso dei potenti della Terra e la loro sempre più imponente azione di distorsione della realtà ? (Vedi Murdoch in USA, Australia, e GB: in particolare sulla guerra in Iraq). L'immagine catastrofica dell'attentato alle Torri Gemelle ha condizionato tutta la politica internazionale degli ultimi quattro anni, innescando per volontà politica di una parte del partito repubblicano USA (resa potente dal possesso e/o dal controllo delle emittenti televisive) un'anacronistica guerra di religione su scala planetaria, che ha come vera posta in gioco il controllo delle fonti energetiche per l'immediato futuro.
Nonostante tutta l'intellighenzia americana abbia additato il gigantesco inganno ai danni di un'intera nazione e del mondo intero, una minoranza di grande successo d'immagine sta conducendo l'umanità verso la propria autodistruzione.
La naturale lotta di ogni organismo animale per l'ottenimento del piacere viene solitamente sospesa in due sole situazioni: nella ricerca di un piacere più intenso oppure nell'interesse della sopravvivenza. Noi credo, grazie a questa minoranza resa potentissima dalle immagini manipolate con cui cerca di raccontare all'umanità la realtà, stiamo vivendo la seconda.

Paura del piacere ed individualitàultima modifica: 2004-11-15T16:20:50+01:00da idrogenetico
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